16 ottobre 2019

Intervento Cheratocono: le innovative tecniche di chirurgia mini invasiva

 
 

Con il dottor Emanuele Scuri parliamo oggi dell’importanza di un costante aggiornamento tecnico e tecnologico e delle applicazioni concrete nel suo centro oculistico, in particolare per quanto riguarda il trattamento del Cheratocono.

 
 

Come sono cambiate negli ultimi anni le tecniche per chi è affetto da cheratocono?

«Fino a qualche anno fa la soluzione più comune era rappresentata dall’uso di lenti contatto e, nei casi più gravi, era necessario un trapianto di cornea. Oggi, invece, i recenti sviluppi tecnologici permettono di intervenire in maniera minimamente invasiva chirurgicamente per prevenire l’evoluzione e correggere il difetto. Grazie, quindi, alle innovazioni tecniche e chirurgiche il numero di trapianti di cornea per il cheratocono si è notevolmente ridotto negli ultimi anni».

Quale ruolo ha avuto il laser a femtosecondi per la chirurgia del cheratocono?

«Il laser a femtosecondi ha completamente rivoluzionato la chirurgia oculistica, dalla chirurgia refrattiva, alla chirurgia della cataratta; nella chirurgia del cheratocono ha portato la possibilità di eseguire in modo più semplice, più efficace e meno invasivo gli interventi», spiega il dottor Scuri. «Il laser viene impiegato per la creazione dei tunnel intrastromali per l’impianto degli Intacs, viene usato anche per creare una sacca all’interno dello stroma per l’applicazione della riboflavina nel trattamento del cross-linking rendendolo più efficace senza la necessità di rimozione dell’epitelio. Il laser a femtosecondi viene inoltre utilizzato anche per i trapianti di cornea».

Cosa comporta per un paziente il trapianto di cornea?

«Il trapianto di cornea è un intervento invasivo che necessita di un lungo periodo di recupero, un’assenza prolungata dal lavoro con possibili complicazioni post-operatorie - precisa il dottor Scuri -. Si tratta di un intervento che incide significativamente sulla attività quotidiane e spesso rende necessari cambiamenti dello stile di vita e potrebbe comportare l’utilizzo di lenti a contatto rigide per assicurare una buona visione a causa di un astigmatismo residuo elevato dopo l’intervento».

È possibile correggere chirurgicamente il difetto visivo dopo il trapianto di cornea?

«In alcuni casi sì, è possibile correggere il difetto residuo con la chirurgia laser convenzionale (Prk o Lasik) - conclude il dottor Scuri -ma, nel nostro centro l’intervento di prima scelta per correggere astigmatismi di grado molto elevato, o astigmatismi residui dopo trapianto di cornea, è la cheratotomia arcuata eseguita con il laser a femtosecondi che consente di correggere il difetto senza rimozione di tessuto corneale».

 

Tecnologia e innovazione sono aspetti fondamentali per chi opera professionalmente in campo oculistico chirurgico.

Il dottor Emanuele Scuri, fondatore e direttore sanitario di STAR 9000, centro oculistico di chirurgia laser con sede a Brescia specializzato nella cura delle patologie dell’occhio, è tra i primi oculisti italiani ad aver studiato, sperimentato e applicato le tecnologie laser.

 
 

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